Vita d’inferno

22 giugno 2010

Non c’e’ frase di Silvio Berlusconi che non ingeneri reazioni violente, scritte e verbali.

Pare sia proibito, da una strana e misteriosa legge della new comunicatione, esprimere un’opinione diversa o contraria a quella del premier senza usare l’insulto, lo scherno, lo sberleffo o, per i non conformisti, l’elegante ironia.

Chiunque puo’ vedere come, diuturnamente, dai grandi quotidiani o dal piu’ anonimo dei profili di facebook, si levino spregiudicati neologismi contro il presidente del consiglio.

Che esista quindi uno sconfinato esercito di opinionisti che aborrono l’ovvio e reagiscono rabbiosamente ogni qualvolta Berlusconi dice una ovvieta’?

Forse si’, diversamente non si saprebbe come interpretare  il florilegio di vocaboli imbizzarriti che assalgono il Cav., quando,con assoluta tranquillita’, lamenta la mancanza di potere in mano al presidente del consiglio e, senza mezzi termini, afferma che oggi governare e’ un inferno.

Cosa c’e’ di non condivisibile in queste dichiarazioni? Non e’ forse vero che la nostra costituzione fa acqua da tutte le parti e non ha mai garantito governabilita’, stabilita’ e durata quinquennale di una legislatura, salvo rare eccezioni comunque turbolente?

Non e’ forse vero che, secondo la Carta, oggi dovremmo essere alla undicesima legislatura mentre siamo gia’ alla sedicesima?

E’ forse falso che le crisi di governo, comprese quelle che non sono sfociate nelle elezioni generali, quasi non si contano?

Che i primi ministri si chiamassero Moro, Fanfani, Andreotti o Craxi il destino dei loro governi era irreparabilmente segnato da rimpasti, sfiducie, intrighi, che li costringevano a dimissioni o consultazioni col Quirinale ricorrenti quanto le stagioni solari.

Eppure dagli anni sessanta fino agli inizi degli anni novanta governare era si’ infernale ma non quanto lo e’ diventato dal ’93 ad oggi.

Prima delle drammatiche dimissioni di Bettino Craxi, sotto la furia giustizialista di “mani pulite”, le crisi di governo si alternavano e si consumavano nell’ambito istituzionale circoscritto dei poteri della vecchia partitocrazia. Di extra-parlamentare c’erano gli innominabili poteri forti, impegnati a far la spola tra Palazzo Chigi e la grande finanza, sempre pronti a condizionare correnti e politici con potere di interdizione.

Un inferno repubblicano che ha bruciato governi di centro, di centrosinistra e di unita’ nazionale ma che oggi si presenta “arricchito” di nuovi dannati gironi.

Dal ’92 si e’ aggiunto il girone del giustizialismo, guidato da una magistratura che, dopo i successi di “mani pulite”, e’ uscita dal suo ruolo silente di ordine al servizio dello stato, per ergersi a nuovo potere e scendere nell’agone politico, ricoprendo tutte le cariche istituzionali che questa assurda costituzione le concede.

Un potere giudiziario in grado di abbattere governi invisi e di distruggere l’esistenza di chiunque attentasse ai suoi antichi e castali privilegi.

Sebbene, in questi diciasette anni,  il consenso degli elettori non gli sia mai mancato, Silvio berlusconi e’ riuscito a reggere a Palazzo Chigi per un totale di otto anni, trascorsi a difendersi da avvisi di garanzia, rinvii a giudizio e udienze in tribunale.

Un altro girone che depotenzia ulteriormente il ruolo che la costituzione riserva al premier si chiama Quirinale.

Si legga quanto scrive, con estrema chiarezza e precisione, Marco Cavallotti sull’affermarsi di una nuova repubblica che possiamo definire, per molti nuovi aspetti, presidenziale.

Calatosi nel suo nuovo ruolo, anche oggi, il presidente Napolitano si e’ peritato di dettare l’agenda dei prossimi lavori al governo e al parlamento, con buona pace dei costituzionalisti e dei puristi del dialogo tra i poteri dello stato.

Da Pertini in poi le esternazioni quirinalizie, un tempo rare e e castigate, si sono fatte quasi quotidiane e pregne di significati politici. .

Il capo dello Stato si inserisce nella dialettica tra potere esecutivo e potere legislativo, ponendo veti preventivi e sollecitando questa o quella iniziativa di legge.

Un terzo girone infernale e’ rappresentato dalla corrente finiana; le correnti, e’ noto,  sono sempre esistite, ma  non assumevano l’aspetto della dissidenza tutta mediatica e distruttiva, in gara con l’opposizione nell’opera di logoramento del proprio partito e del suo leader, come avviene oggi.

Financo i Dorotei, cugini dei finiani,  avevano senso dello stato e rispetto  delle norme e dei vincoli del partito.

Da minoranza si attenevano al risultato del voto e a nessuno sarebbe venuto in mente di minare alla base ogni regola di convivenza democratica e civile con queste proposte tra l’anarchico e il paternalistico:

…se c’e’ una competizione di idee, non e’ che poi si decide a maggioranza e passano sempre le idee della maggioranza. La cosa e’ un po’ piu’ complessa: c’e’ l’opinione pubblica. Chi e’ chiamato a fare la sintesi non la fa in base al dato aritmetico, cioe’ quanti sostengono questo e quanti sostengono quell’altro. Lo fa Anche in base alla qualita’, alla risposta nell’opinione pubblica.

Ascolta la proposta dalla viva voce di un finiano riformatore. >

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2 Comments

  • Maralai scrive:

    sono anche d’accordo nel rimarcare non più l’influenza ma il
    diretto intervento del Colle nella sfera politica che la cost.
    assegna al premier. io non la chiamerei neppure repubblica
    democratica, questa italiana, ma babbista. ciao M

  • Kalmha scrive:

    Babbista si presta a varie interpretazioni. :-) Ciao M.

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