Questo o quello…

4 dicembre 2011

Mercoledì scorso, da Oscar Giannino, Pierferdinando Casini ha difeso, con un fervore incontenibile, la scelta operata dalla politica in favore del governo dei tecnici.

E, da politico politicante, in un perfetto, acrobatico politichese, si é lanciato in lodi sperticate verso Monti e questo salvifico consiglio dei ministri. E, come capita a lui e a quasi tutti  i parlamentari, più esaltava i meriti del governo del presidente Napolitano, più, paradossalmente e anche grottescamente, andava affossando se stesso e tutta questa classe politica suicida.

L’arringa difensiva il navigato professionista della parola l’ha argomentata con tesi prive di senso logico e qui di seguito possiamo averne un chiaro esempio:

Oggi abbiamo fatto un passo indietro ma con un orgoglio e una fierezza che ci deriva dal fatto che quando arrivano situazioni estreme i partiti e i politici in Italia capiscono. Questo é un periodo che non é meno rischioso del periodo che abbiamo vissuto della solidarietà nazionale, quando c’é stato l’impegno contro il terrorismo. Lì erano momenti in cui si sparava per le strade, qui é un tipo di guerra diversa ma non meno impegnativa.“.

Con tutto il rispetto per l’on. dell’Udc, ma dove sta il nesso con i governi di “solidarietà nazionale” e questo governo di soli tecnici, burocrati e alti funzionari di stato? Che forse a Casini risulti si fossero insediati governi di prefetti, magistrati, capi della polizia e generali dei carabinieri, negli anni settanta e ottanta? O non erano forse gli stessi protagonisti della scena politica, gli eletti dai cittadini, Cossiga, Andreotti, Craxi, Berlinguer ad essersi assunti in prima persona la drammatica responsabilità di affrontare i tragici  anni di piombo? A nessuno di quella ormai estinta genìa politica venne la tentazione di abdicare i propri doveri costituzionali in favore di una pletora di dipendenti statali. Forse perché non c’era un Berlusconi da abbattere con qualunque arma, spread compreso?

La politica a lungo andare rende folli e causa la perdita di controllo sulle parole, che finiscono col fluire dalla gola impetuose e disordinate, purché funzionali alla tesi corrente in quell’attimo, ma poi risultano incoerenti a chiunque abbia un orecchio non distratto. Ma l’ascolto (anche di se stessi) é un altro pregio di cui i politici perdono l’uso, tanto sono impegnati a imporre la propria disperante facondia. Domani, comunque, gli Italiani potranno finalmente assistere al compiersi del sacrificio delle loro prerogative elettorali. Il loro voto sara’ immolato sull’altare di una crisi che nessun “grande sacerdote” nostrano sa come dominare, per quanto immensa e sconosciuta essa appare.

 

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