Laila Navrud (nella foto) ha 28 anni e un marito norvegese col quale, otto mesi fa, ha messo al mondo un bambino;  viene dalle Filippine dove ha lasciato un altro figlio di cinque anni.

Da tre anni vive in Norvegia, dove e’ immigrata per lavorare come ragazza alla pari presso una famiglia di Oslo.

Con questo lavoro e’ stata registrata presso il dipartimento ufficio stranieri (Utlendingsdirektoratet) e con questo permesso di lavoro ha vissuto e pagato le tasse a Oslo.

Laila pero’ ha cambiato presto impiego, preferendo entrare in una piu’ remunerativa panetteria.

Tutto sembrava in regola con la burocrazia e nulla disturbava la quotidianita’ di una vita nuova, lontana dalla miseria della sua terra.

Per completare la sua felicita’ Laila chiedeva solo di poter ottenere il ricongiungimento col figlio rimasto nelle Filippine ma, inaspettatamente,  la pratica che avrebbe dovuto riportarle il figlio lontano si e’ trasformata in una trappola burocratica che la sta allontanando dalla famiglia creata in Norvegia.

Infatti gli esaminatori della sua richiesta di ricongiungimento hanno rilevato una irregolarita’ dalle carte e hanno annullato il permesso di soggiorno di Laila, rea di lavorare in un posto diverso da quello dichiarato al suo arrivo nel Paese.

Questo dramma dell’immigrazione sta facendo discutere e commuovere i Norvegesi, divisi tra coloro che imprecano contro la spietatezza della burocrazia e coloro che difendono il “dura lex sed lex”.

Su Facebook sono gia’ piu’ di settantamila i sostenitori della causa di Laila. Il partito dei cristiani popolari (KRF) si e’ schierato con la famiglia di Laila e di Ole, che sta procedendo al ricorso contro la decisione dell’Utlendingsnemnda (UNE).

Siv Jensen, la leader del partito liberale (FRP), si e’ scagliata con la sua abituale durezza contro la burocrazia cieca e chiede tempo e voti per cambiare l’attuale sistema, che tratta una donna innocente come fosse una criminale e un criminale come fosse un innocente; il criminale citato e’ il mullah Krekar, che da anni gode di asilo politico nella quiete dei fiordi.

Piccola nota personale di Kalmha:

dopo dieci anni di vita in Norvegia posso testimoniare che mai un cavillo burocratico ha messo in difficolta’ la mia lunga e felice permanenza in questo Paese.

Qui e’ persino facile dimenticarsi che esistono uffici pubblici che si occupano di amministrare le cose dello Stato, ma quando gli uffici sono quelli interessati a regolare i flussi degli immigrati, siano essi di lusso o rifugiati di guerra, la burocrazia si disvela in tutta la sua implacabile intransigenza.

Cio’ detto, grazie alla sua velocita’ di risposta,  dopo sette anni di vita e di lavoro regolari, nel breve lasso di alcuni mesi chiunque ne abbia fatto richiesta ottiene la cittadinanza norvegese.

Qui (in lingua norvegese) un video toccante sulla storia di Laila

2 Comments

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE