New democracy

14 giugno 2010

Fedele trascrizione dell’intervista all’on. Della Vedova del 12 gennaio scorso su Radio Radicale:

Della Vedova: “Credo che su questa vicenda delle intercettazioni, che io giudico comunque non esaltante, partendo da un presupposto diciamo liberale e garantista, che mi porta a condividere l’idea, visto che manca totalmente autodisciplina da parte della magistratura, che fa uscire le cose da parte della stampa, che pubblica senza nessuna autodisciplina. Che, come dire, questo fosse un terreno di cui occuparsi lo condivido, lo condivido e parto quindi da quel presupposto. Poi tutta la vicenda tecnicamente non mi ha esaltato. Io credo che l’iniziativa dei deputati di area chiamiamola finiana abbia contribuito a rendere il provvedimento migliore. Non so se e’ un buon provvedimento, probabilmente si poteva comunque fare di meglio, se anche dal punto di vista politico ci fosse stata  piu’ autodisciplina, piu’ autocontrollo. Forse c’e’ stato, a un certo punto, il desiderio di fare troppo e quindi chi troppo vuole poi nulla stringe. Magari era meglio ripartire dal vecchio Mastella, per capirici. Comunque pero’ io credo che il provvedimento sia migliore di quello che era prima. Ma il fatto che il provvedimento sia migliore non e’ nell’interesse dei deputati finiani. E’ innanzitutto nell’interesse del Pdl portare a casa un risultato che io giudico migliore, credo che in tanti giudichino migliore, non buono ma migliore di quanto era prima. E poi e’, cosi’, nell’interesse generale, insomma. Quindi questo e’ positivo.”

Questa la contorta ma “coerente” posizione del deputato finiano, tenuta  al passaggio della legge al senato e in ossequio al voto unanime espresso dal vertice del partito, che vincolava senatori e deputati a votare la legge emendata anche dai finiani.

Ma, poche ore dopo, Della vedova veniva smentito e scavalcato a sinistra dai suoi capi-corrente, presi in ostaggio dalle opposizioni di Montecitorio. Alla Camera si ridiscute e chi se ne importa dell’impegno di fronte a Berlusconi.

Della Vedova: “Che ci sia una competizione all’interno deve far capire che se c’e’ una competizione di idee, non e’ che poi si decide a maggioranza e passano sempre le idee della maggioranza. La cosa e’ un po’ piu’ complessa: c’e’ l’opinione pubblica…”

RR: “Nel pci si faceva questo…

Della Vedova: “Quello e’ il centralismo burocratico. L’idea di un partito aperto e’ un’ idea in cui si confrontano delle idee e c’e’ una competizione di idee e personalita’ e chi e’ chiamato a fare la sintesi non la fa in base al dato aritmetico, cioe’ quanti sostengono questo e quanti sostengono quell’altro.”

RR: “?

Della Vedova: “Anche in base alla qualita’, alla risposta nell’opinione pubblica che quelle idee hanno. Quindi se qualche idea della minoranza dimostra di avere piu’ filo da tessere e’ bene seguire quella e non quella della maggioranza. Parlo all’interno del partito.

Come si dovrebbero applicare nel concreto queste teorie che definire avveniristiche o avventuristiche e’ forse poco?

Su quale principio democratico e liberale si fonderebbe la supremazia della minoranza, sconfitta nella competizione delle idee quando non convincessero e seducessero la maggioranza?

Forse si baserebbero sulle risposte di Mannheimer, di Crespi o di Pagnoncelli?

C’e’ un mondo talmente declinato al futuro dove la volonta’ collegiale non si esprime piu’ attraverso il voto a maggioranza?

Cioe’, un mondo dove trenta parlamentari impongono ai trecento alleati contrari, una qualunque opzione o legge, in quanto, secondo loro, rispecchierebbero quelle dell’opinione pubblica?

La stessa regola minoritaria si appliccherebbe  anche nelle sedi statutarie del partito, naturalmente.

E’ stravagante che l’on. Della Vedova rimproveri a tutti gli attori coinvolti nel conflitto intorno alla legge sulle intercettazioni la mancanza assoluta di autocontrollo e autodisciplina, per poi uscirsene con affermazioni che lo rappresentano “totalmente” sprovvisto di disciplina e anche di una dose, se pur minima, di pragmatismo.

Se e’ vero, com’e’ vero, che la competizione delle idee, come la chiama Della Vedova, si va, di ora in ora, trasformando in guerra di posti e di poltrone che logora gli eletti e gli elettori, lui, Fini e i finiani dovrebbero prenderne atto, uscendo dal Pdl e dai suoi gruppi parlamentari. La Costituzione questo lo permette.

La politica delle mani libere, portata alle estreme conseguenze, la licenza di mancare alla parola data agli alleati e la liberta’ di tradire il mandato degli elettori non porteranno nulla di buono al fregoliano Fini e, cosa assai piu’ grave, nulla di buono sta portando al Paese.

Qui, tratto da Radio3, una Flavia Perina in veste corsara>

3 Comments

  • Maralai scrive:

    chiarissimo della vedova; sembra uscito dalla gobba di andreotti.
    poi solidarietà massima per il disagio della cerina che forse
    abbandonerà il pdl se passerà la legge sulle intercettazioni e se
    ne ritornerà all’emmeessei. ciao M

  • Kalmha scrive:

    Ciao M.! Sarebbe un’ottima prova di coerenza se la Perina si
    portasse al seguito tutto il circo finiano. :_) Rita

  • Kalmha scrive:

    Be’ si’, complimentoni! -D Non so se basti definire paradossale il
    ruolo di leader referendario che Fini ricopri’ durante l’ultima
    tornata. Insieme ai suoi Investi energie immani pur di convincere
    gli italiani a votare si’ a un referendum che obbligava per legge i
    partiti a fondersi in funzione del bipartitismo. La legge arrivava
    a prevedere premi di maggioranza addirittura faraonici pur di
    raggiungere la semplificazione della politica con soli due
    protagonisti in campo. Fregoli avrebbe molto da imparare dal Fini
    di ieri, di oggi e di domani. Ciao Destralab! :-) Rita

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