E’ nato il partito del Fatto, un partito di carta e pixel che si arricchisce, giorno dopo giorno, anche delle firme di chi si e’ meglio distinto  nell’area di centrodestra, dentro la nuova corrente libertariamente giustizialista.

Nella puntata di ieri di “Nove in punto” il conduttore Oscar Giannino ha rivolto a Peter Gomez la domanda di un ascoltatore che stava attendendo dal collega di Travaglio una proposta seria e alternativa all’attuale governo.

Ed ecco l’illuminante, lucida e articolata risposta del giornalista.

Peter Gomez: “Io la vedo cosi’, abbiamo una fortuna: ci siamo raccontati in questi anni che avevamo una democrazia ad elezione diretta del premier. In realta’ questo non e’ per niente vero. Siamo ancora una democrazia parlamentare o almeno cosi’ dice la Costituzione e quindi la soluzione di tutto questo dovra’ essere trovata in Parlamento. Io non credo o mi illudo che non si andra’ a elezioni anticipate anche se dovesse cadere il governo Berlusconi e cerco di spiegarmi dal punto di vista economico come la vedo. Il problema e’ che, se chiusa questa manovra di tagli, bisogna farne un’altra; bisognera’, per dirla come il Cavaliere, come la dice il Cavaliere, mettere le tasche nelle mani dei cittadini (ndK. refuso). Quale governo puo’ mettere le mani nelle tasche dei cittadini? Io penso che la via maestra in situazioni come questa sia una patrim.. un contributo patrimoniale perche’ sono i soldi che piu’ in fretta da tirar su per un anno, un anno e mezzo. Chi lo puo’ fare? Lo puo’ fare solo un governo sostenuto da dei tecnici, sostenuto dall’esterno. Non e’ una bella cosa, e’ una cosa che e’ gia’ successa nel ’92-’94, ma in questo modo possiamo pensare che i finiani a poco a poco, quelli che si staccano dal Pdl, perche’ non dimentichiamoci che, grazie a questa legge elettorale bruttissima inventata nel 2006 da Ber…ma non inventata, introdotta da Berlusconi sul modello della legge toscana gia’ in vigore. Noi non… nella regionale toscana non eleggiamo piu’ i nostri rappresentanti e questo ci dice che non siamo di fronte a un problema che riguarda esclusivamente il centrodestra, siamo di fronte a un problema di sistema (ndK. Gomez si infervora), di classe dirigente nel suo complesso. Abbiamo il problema di una classe dirigente che da vent’anni non subisce sostanzialmente nessun ricambio ne’ a destra ne’ a sinistra! (ndK. e ora viene il bello) Io vorrei che smettessimo di dividerci, in una situazione come questa, rispetto a ideologie che probabilmente arrivati, superato il novecento non hanno piu’ senso come le abbiamo conosciute. I ragazzi che hanno diciotto,  vent’anni questa questione di destra e di sinistra come l’abbiamo conosciuta noi non la conoscono piu’. Allora io penso che abbiamo  questa grande fortuna: abbiamo la fortuna che la nostra rimane una democrazia parlamentare, che si puo’ trovare una soluzione governativa li’ in mezzo, perche’ cercare di rimettere le cose  a posto per un paio d’anni e andare e andare a elezioni fra due anni. Cosa devono fare i cittadini? Beh, io non vorrei essere kennediano ma qua bisogna smettere di chiederci cosa puo’ fare il governo per noi, dobbiamo chiederci noi cosa possiamo … fare per questo Paese.”

Chissa se l’ascoltatore ora si sente rassicurato dal programma politico di Gomez. Probabilmente no, salvo non sia uno avido di fuffa e di astuzie di minimo cabotaggio, di insipiente ma rassicurante tecnocrazia o di banalita’ buone per tutte le stagioni.

Il partito di Travaglio, Padellaro e dei tanti magistrati in vendita nelle migliori edicole formula una proposta vecchia quanto la vituperata partitocrazia, tirando la volata a Fini e Bersani che mai potrebbero illudersi di conquistare Palazzo Chigi attraverso elezioni anticipate.

Nel merito Gomez boccia l’attuale legge elettorale ma, essendo un furbo dilettante, finge di non sapere che i parlamentari italiani, fin dai primi anni della Repubblica, sono stati nominati, designati ai seggi sicuri, secondo i criteri dirigisti e spartitori voluti nel segreto dei vertici.

Proporzionale o maggioritario che fosse, il sistema non ha mai premiato, oltre un minimo sindacale, il valore e i meriti dei candidati, imponendo all’elettore il nome indicato dai capi bastone.

Solo le primarie, quelle made in Usa, avrebbero potuto garantire la liberta’ di scelta, ma le primarie non c’erano ieri, non ci sono oggi e non sono neppure nei progetti del Fatto.

Gomez ha in mente un governo tecnico e, perche’ no, come d’altronde sognano i suoi lettori, col Marco Travaglio alla giustizia!

Ascolta una parte di “Nove in punto”

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