La sfida dal Colle

17 agosto 2010

-14 agosto 2010

<Corriere della sera>:

“Lui, (Napolitano) spiega, si è «limitato a far capire quanti si esercitano in continue congetture sul voto, indicando persino qualche data fra novembre e dicembre prossimi, che è bene si astengano perché questo non è di loro competenza». Non è possibile dire, «senza averne titolo e in modo sbrigativo e strumentale», che la legislatura si chiude senza che sia chiaro a chi compete davvero dichiararne la fine…

«A queste cose ho reagito»…”

-15 agosto 2010

<Il Giornale:>

Il deputato Pdl Maurizio Bianconi:

“…ma queste cose bisogna dirle, Giorgio Napolitano sta tradendo la Costituzione». Napolitano conferisce (ndKalmha: governo 2008)  l’incarico al premier, nel giro di tre ore il governo è fatto».

Le consultazioni furono rapidissime rispetto alle lungaggini della prima Repubblica.
«E Napolitano spiegò il perché. Disse che in questo sistema bipolare, col premier indicato sulla scheda, è il risultato elettorale a determinare l’assegnazione degli incarichi».

Quindi?
«Napolitano smentisce se stesso, con un atto di incoerenza gravissima, dicendo no al voto anticipato e sì alla ricerca di un governo tecnico».

-16 agosto 2010

<AGI) Roma>

In una nota, il Quirinale replica alle accuse del Pdl Bianconi che lo accusa di ‘tradire la Costituzione': se é convinto delle sue ragioni dovrebbe chiedere lo stato d’accusa del presidente. Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni.
Eppure il primo e il secondo comma dell’art. 87 della Costituzione recitano:

“Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale.

Può inviare messaggi alle Camere.”

Null’altro prevede la Carta che possa  giustificare la crescente abitudine, invalsa tra i presidenti, di rivolgersi direttamente all’opinione pubblica a mezzo stampa.

E’ vero, ci sono gli spazi in cui il presidente può esternare il suo pensiero e intervenire, portandola sua persuasione morale, in nome dell’unità della nazione e del rispetto della Costituzione, quando queste siano in pericolo.

Purtroppo, da Pertini in poi, in nome di una  indeterminata quanto non univoca visione di unità, i costituzionalmente irresponsabili Capi di Stato si sono ampiamente valsi del potere di esternazione, fino a interferire faziosamente nella dialettica tra Governo e Parlamento.

“A questo ho reagito.” si giustifica sulle pagine del Corriere Napolitano ma nelle sue prerogative costituzionali non esiste il diritto-dovere di reagire in un normale dibattito politico, se non attraverso una lettera inviata alle Camere.

Sotto l’occhio benevolo e compiaciuto della sinistra, dei costituzionalisti e della Corte, Giorgio Napolitano ha spesso abbandonato ogni garbo istituzionale, intervenendo su tantissimi temi e problemi, alcuni dei  quali avrebbero meritato un certo riserbo protocollare. Sabato scorso però non si è limitato a esprimere le sue opinioni in tema di elezioni, ma ha “indicato” nuovi limiti da porre alla libertà di

manifestazione del pensiero attraverso la parola, lo scritto e altri forme di diffusione; proprio quei Diritti fondamentali tutelati maggiormente  dalla Costituzione.

Con la dura reprimenda rivolta all’on. Bianconi il Quirinale ha inoltre voluto, con un atto di sfida assolutamente impari, chiarire una volta per tutte che nessuno può fermarlo e nessuno lo fermerà.

Egli conosce bene le procedure per avviare l’impeachment, sa che la richiesta dev’essere rivolta prima di tutto al presidente della Camera (!!) che la inoltra alla corte Costituzionale (!!), dopo il voto dell’asssemblea. Napolitano sa anche che presso l’alta corte giacciono dimenticate, ammesso che vi siano mai arrivate, le messe in stato di accusa contro Cossiga, attuate da Occhetto e Pannella, e non poteva essere diversamente.

Questa è senza dubbio la crisi del sistema Italia più grave dopo “mani pulite”. Sembrano saltati anche quei minimi pesi e contrappesi istituzionali che avevano impedito che si giungesse allo sfascio in atto in questi giorni.

Il potere esecutivo e quello legislativo non contano più in quanto espressione della maggioranza dei cittadini ma sono detenuti da minoranze guidate da rappresentanti delle istituzioni che, da garanti super partes, si sono trasformati in capi dei ribaltonisti, secondo la peggiore tradizione politicista del palazzo.

Per effetto di tanta confusione di ruoli, la figura del presidente del consiglio sta mostrando, come mai in passato, tutta la sua impotenza, rischiando di finire schiacciata da chi ha perso ogni contatto con la realtà del Paese e del quale teme il giudizio nelle urne.

Il potere di Giorgio Napolitano si sta rafforzando di ora in ora, in fondo egli è consapevole che, data l’apicale carica che ricopre e data l’età, nulla e nessuno potrà mai nuocere al suo futuro e alla sua carriera. Ma agli Italiani come potrebbe non nuocere il costante logoramento e depotenziamento dell’esecutivo voluto a larghissima maggioranza appena due anni or sono?

2 Comments

  • Bisquì scrive:

    da : http://www.diavolineri.net/vidoniani/ … Nel termine Paese ,
    a mio modesto parere ,emerge una accezione di natura geo-politica :
    Territorio, Popolazione, Ordinamento . Nel termine NAZIONE credo
    emerga invece una accezione molto più vasta e penetrante, di natura
    socio-politica . Nella Costituzione , lo abbiamo notato , viene
    usato , il termine NAZIONE , all’art.9 per affermare che la
    Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed
    artistico della Nazione ; all’art.67 per proclamare che i Membri
    del Parlamento rappresentano la Nazione ; all’art. 87 che il Capo
    dello Stato rappresenta l’ UNITA’ NAZIONALE e cioè della NAZIONE…
    Emerge quindi essenzialmente da quanto sopra che è il POPOLO , non
    la popolazione , che sta al centro del concetto di Nazione . E’ il
    Popolo : quale soggetto titolare , nel suo perenne divenire , nel
    suo passato , nel suo presente , nel suo futuro ,di un complesso
    patrimonio storico, linguistico,culturale ,artistico, religioso ,
    ambientale , di quel complesso di tradizioni che lo caratterizzano
    e che fanno sì che Esso, il Popolo sia quel Popolo e non altri ; ma
    che è anche ed insieme titolare e portatore di un complesso di
    bisogni e di frustrazioni , di speranze, di esaltazioni e di
    aspirazioni che ne scandiscono il perenne divenire ! Tutto questo è
    NAZIONE e tutto questo e ciò al cui servizio esclusivo sono posti ,
    e debbono provvedere con il loro impegno lavorativo quotidiano, gli
    Impiegati Pubblici … (impiegati pubblici e quindi anche e
    sopratutto i parlamentari comprese le cariche istituzionali)

  • Kalmha scrive:

    Grazie mille! Non si riflette mai sul valore di questi termini,
    almeno in Italia. Solo il pres. della Repubblica sembra essere
    titolato a legare il suo ruolo all’esistenza di una nazione e
    qualche volta ne abusa pure per giustificare le sue esternazioni.
    Ciao Bisqui’! Rita

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