Il pericolo nascosto

28 giugno 2010

“Le parole del Presidente della Repubblica non andrebbero mai commentate, ma soltanto ascoltate per prenderne atto.”

Qui l’on. Italo Bocchino non usa l’imperativo, usa il condizionale, ma la forma moderata della sintassi non riesce a mascherare la sostanza perentoria di questo nuovo dogma e la condanna di chi lo ha violato.

D’altronde, con le succitate parole piene di rispetto, il fedelissimo alleato di Fini non ha solo fondato un nuovo precetto ma ha operato una captatio benevolentiae su Napolitano, conquistandosi utili simpatie al Quirinale.

Da anni gli Italiani si sentono ripetere: “Le sentenze non si possono commentare o criticare, ma si devono solo rispettare”; un altro dogma di cui non si conoscono i fondamenti, ma che la sinistra ha maneggiato ogni qualvolta un giudice ha deliberato a sfavore di Berlusconi o di qualcuno a lui vicino.

Pertanto, al pari di tutti gli italiani, l’on. Bocchino di certo sa che le sentenze non solo si possono criticare ma si possono persino impugnare al fine di annullarle; e, vieppiu’, l’on. Bocchino sa che le parole del Presidente della Repubblica non si dovrebbero commentare per il semplice motivo che non si dovrebbero neppure poter leggere o ascoltare nelle forme e nei toni a cui ci sta abituando l’inquilino del Colle.

In nome della legalita’, un valore condiviso dalla maggioranza dei cittadini che, all’interno del Pdl, pare siano rappresentati solo dai finiani; Bocchino avrebbe il dovere non solo di commentare ma anche di censurare il comportamento di colui che rappresenta l’unita’ degli italiani, quando esce  dai confini che il titolo II della II parte della Costituzione ha fin troppo bene delineato.

Bisognerebbe riconoscere il pericolo rappresentato da esternazioni “irrituali” come l’ultima sul caso Brancher, indirizzata non al Parlamento, l’unico destinatario degli  interventi scritti del Presidente, ma a tutti i media nazionali.

Cosi’ agendo, l’ex storico dirigente del Pci riduce la figura di super partes della piu’ alta carica dello Stato al piu’ basso livello di uomo di fazione.

Al fine di tenerlo al riparo da inconvenienti come questi, l’art. 90 delibera che il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

Giorgio Napolitano, al contrario, agisce come se dovesse rispondere, a se’ stesso e al partito, dei suoi atti.

Ma egli sa di essere protetto proprio da quell’art. 90 che, paradossalmente, gli concede di sbagliare ma di non dover rispondere dei suoi stessi sbagli.

Tutelato dalla Carta, il Presidente della Repubblica non rispondera’ mai neppure dell’ultimo sgarbo istituzionale commesso davanti ai familiari delle vittime di Ustica; un gravissimo attacco a diversi organi dello Stato, che Gianni Pardo denuncia qui, usando argomentazioni precise e assolutamente logiche.

Intanto, grazie anche alla solerzia antagonista dei finiani e del resto delle opposizioni, Aldo Brancher ha ricevuto quanto si meritava per l’inaudita scorrettezza commessa da lui, dalla Lega e dal premier.

Per tanta scellerata leggerezza stanno pagando tutti, a cominciare da Silvio Berlusconi che vede i suoi consensi crollare a picco,

Era tutto prevedibile e scontato. In questo caos senza precedenti cresce la tifoseria intorno a Giorgio Napolitano, la quale, supinamente, ne approva la dura reprimenda contro Aldo Brancher, giustificandola con la gravita’ di quanto tentato dal ministro appena nominato; come se un abuso potesse legittimare un altro abuso persino piu’ scandaloso e pericoloso, in quanto perpetrato ai danni della Costituzione vigente.

Si continui a fingere che al Quirinale abita un uomo degno e probo dal quale attendersi solo atti di lungimirante saggezza fino a che decida, perche’ no, anche di sciogliere le Camere troppo litigiose. Chi oserebbe mai contrastarlo? Quanti, al contrario, troverebbero mille buone ragioni per approvare anche quel colpo di stato, per paura, per basso calcolo o per immediata convenienza politica.

Il popolo sovrano ha mandato al governo Silvio Berlusconi e non Giorgio Napolitano, ma il premier sembra rassegnato a soccombere sotto una nascente Repubblica presidenziale.

2 Comments

  • Maralai scrive:

    mi hai preso l’argomento di bocca; con la pretesa che le parole se
    non le ramanzine, anzi i moniti del capo dello stato non si possono
    commentare si vuole ridurre il capo del governo ad un ruolo
    clounesco di second’ordine. anche perchè è stata allestita
    dall’imbecillità dell’opposizione e della stampa alleata la
    gerarchia di coloro che non possono essere contraddetti:
    Napolitano, Fini e i pubblici ministeri anti berlusconiani. salvo
    che non turbino i desideri dei dipietristi o i dalemiani. anche con
    il ministro brancher napolitano non ha atteso la negazione del
    giudice alla pretesa del legittimo impedimento, ma è intervenuto
    direttamente lui a dire che quel “fesso”(“fesso” lo dico io, perchè
    non doveva chiedere il legittimo impedimento) non aveva diritti da
    vantare. poteva lasciar fare i magistrati senza interferire
    pesantemente, vista l’indipendenza della magistratura, ugualmente
    enfatizzata a sproposito. prova a dire in giro queste cose; ti
    prenderebbero per matto. bacioni M

  • Kalmha scrive:

    E’ che tutti, finiani in prima fila, sono convinti di poter
    ottenere molto da un Napolitano alleato e non si curano di trovarsi
    un giorno sotto le macerie di uno stato allo sfacello. E che gli
    italiani si aggiustino. Preoccupa che nessuno sara’ autorevole
    abbastanza dal fermare questa deriva presidenzialista, solo
    Napolitano puo’ fermare Napolitano. Ciao M. Rita

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