Soldi, soldi, sempre soldi che piovono dalle casse di Bruxelles, di Roma, di tutte le regioni, di tutte le provincie e di tutti i comuni per riempire le tasche dei “difensori dell’ambiente”.

Stacchiamo per un attimo la spina dall’attualita’ pirotecnica della cronaca giudiziaria che incessantemente lancia nuove ed esplosive agenzie sui faccendieri dell’eolico, in Sardegna e altrove, e proviamo a immaginare uno scenario piu’ vasto, piu’ complesso e assai piu’ inquietante.

Parliamo di peccato originale e di peccatori che, non essendo mai stati intercettati, ci appaiono come santi immacolati posti sugli altari delle cattedrali dell’ambientalismo.

Sorvoliamo sulla truffa del global warming e dei danni che sta causando alla credibilita’ della comuniita’ scientifica a costi senza fine per l’umanita’, a partire da quelli rappresentati dalla metastatica agenzia Onu battezzata”protocollo di Kyoto”.

Soffermiamoci sull’ambientalismo italiano e andiamo a leggere un orgoglioso elenco di interventi realizzati dal fu ministro Alfonso Pecoraro Scanio.

Si tratta di una serie di provvedimenti per incentivare il risparmio energetico, che vanno dagli sgravi fiscali ai bonus per famiglie, fino ai veri e propri finanziamenti pubblici agli imprenditori virtuosi e scopertesi verdi, di un verde lussureggiante.

Entriamo in questo sito che si pregia di elencare quanti e quali sono gli enti che versano i miliardi di euro dei contribuenti nelle casse dell’industria fotovoltaica, eolica, dell’edilizia eco-compatibile ecc. Denaro pubblico per pagare la nuove burocrazia dei consulenti, esperti e periti che spuntano come funghi per sensibilizzare e controllare lo sviluppo della missione eco-risparmiatrice.

E chi meglio di Legambiente hai i crismi per primeggiare in tutte queste lodevoli imprese? La piu’ potente organizzazione ambientalista d’Italia non si tira indietro, pur di tutelare la salute della Terra e delle sue creature ma non senza presentare parcelle d’oro ai beneficiari delle sue prestazioni: sindaci, presidenti di provincie o di regioni e, ovviamente, le industrie produttrici delle torri eoliche, delle quali Legambiente e’ una ferventissima sostenitrice non del tutto disinteressata, stando a quanto si leggeva qui nel lontano 2004.

Oppure qui cinque anni dopo:

“EOLICO E MAFIA: Carlo Ripa di Meana ed il CNP denunciano: “Era ora, da sempre tutti sapevano”

Il sistema dell’eolico in Italia è peggio della speculazione edilizia.

Terreni che non valgono nulla; arrivano i ” facilitatori”, e con la piccola politica locale li fanno diventare oro, grazie alle autorizzazioni ad erigere i giganteschi pali.

Poi i “facilitatori” ( vedi il reportage (del 2008 ndK.)  di Marco Lillo dell’Espresso ) se ne vanno e cedono alle multinazionali che possono vantare mani pulite.

Qualcuno ha messo in piedi questo affare con incentivi spropositati, i più alti d’Europa e con contributi in conto capitale abnormi e spesso anche contra legem ( vedi inchiesta sui fondi della legge 488 della procura di Sassari).

Un sistema normativo al quale ha dato l’assenso incondizionato ed entusiasta Legambiente. Alla quale si può perdonare di non capire nulla di paesaggio, vista la loro formazione da periti chimici, ma non si può perdonare di fare la verginella, come nel suo comunicato di ieri nel quale lamenta assenza di regole in Sicilia.

Sanno e sapevano tutto su come vanno le cose. Al punto che in Basilicata oltre 4 anni fa un loro dirigente venne scoperto ad offrire ad una singola società la propria opera per ” far percepire meglio il vantaggio di una centrale eolica alle popolazioni locali “, dietro lauti compensi.

Oggi dunque se la distruzione di territorio e paesaggio si è spostata dalle aree metropolitane ai santuari più remoti del paesaggio  e dell’ambiente nazionali, se la speculazione avanza contro il paesaggio con complicità varie, ed ora anche criminali, sappiamo chi ringraziare.

Le regole mancano in tutta Italia, a meno che non si vogliano considerare regole le 4 sciocchezze del protocollo ANEV-Legambiente.”

E non mancano le banche, tante banche che hanno stipulato accordi con associazioni ambientali (ad esempio quello tra Legambiente e Banche di Credito Cooperativo)!

E cosa ne e’ di queste enormi torri? Ecco il quadro, da cimitero degli elefanti, della situazione in Sardegna, creata con la complicita’dei governi Soru & co., non certo dall’appena insediato governatore Cappellacci.

E’ evidente che il malaffare legato all’immenso business dell’eolico dura da molti anni e riguarda insospettabili figure che si muovono attraversando spesso il confine tra la legalita’ e l’illegalita’ senza aver mai subito un’inchiesta, un’intercettazione.

L’articolo dell’Espresso e’ esemplare; fotografa si’ un giro d’affari mostruoso che tocca tutta l’Itaia ma, guarda caso, non nomina mai Legambiente, la Toscana, la Basilicata o la Sardegna ma, con una bella chiosa, evidenzia solo il malaffare eolico siciliano.

E il procuratore generale, capo di tutte le procure dello Stato? Avra’ balbettato qualcosa o avra’ pensato bene di risparmiare il suo prezioso fiato per poter emettere le sue sentenze travagliesche contro l’unico responsabile mondiale della corruzione e del “risparmio gettato al vento”, l’odiato Berlusconi?

1 Trackback or Pingback

Previous Post
«
Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE