In questo articolo, con tono divertito, Fausto Carioti si sofferma sugli episodi finali della melodrammatica settimana appena trascorsa.

La sua cronaca si incentra sulle ultime performance di Antonio Di Pietro, della sua richiesta di impeachment contro Napolitano  e dell’imbarazzo che sta causando al Pd, dilaniato tra dover mantenere un’immagine di rispettabilita’ istituzionale e quella, molto meno rispettabile, di partito della contestazione di piazza, diretta, volente o nolente, contro il Quirinale.

E’ vero che Di Pietro, pur di estorcere due assessori in piu’ ai suoi alleati, nonostante le peggiori intenzioni si vende al nemico Berlusconi, anzi gli si regala, come scrive Carioti; e allora, se l’effetto e’ la crisi del Pd che, in quanto arbitro del suo destino politico, sceglie con chi ammanettarsi, sarebbe ora di interrompere la stucchevole e annosa litania che piu’ o meno recita cosi': questo centrosinistra, questo Veltroni, questo Prodi, questo Franceschini o questo Bersani, nei fatti e non solo a parole, prenda le distanze dall’impresentabile Di Pietro!

Ma perche’dare simili consigli a un avversario che, tra l’altro, non ne ha affatto bisogno?

Gli si lasci fare le capriole insieme, sbandare insieme, sbracciarsi insieme e, se lo spettacolo dovesse protrarsi ancora a lungo, saranno i loro elettori, se delusi, a sanzionarli.

Il Pdl e’ in piena crisi e, piu’ che dettare la linea al Pd, deve recuperare la fiducia degli Italiani, travolti da questo assurdo psicodramma radical-giudiziario messo in scena prendendo a pretesto un rientro in ritardo di un delegato di lista, che, oltre al mongoloidino d’oro, vincera’ il record dell’unico delegato respinto al mittente per mezz’ora di ritardo sul termine di legge.

E’ molto preoccupante ma la tolleranza zero applicata dal giudice di Roma non la si trova spesso nelle altre corti d’appello, dove gli omologhi di Milioni vanno e vengono ben oltre la scadenza del tempo e spesso con firme taroccate, senza neppure un verbale. Forse, in certe corti operano cancellieri piu’ preoccupati di non turbare una campagna elettorale che di fermare l’orologio.

Ma questo la maggioranza dei cittadini lo sa, nonostante abbia sentito troppi paragoni impropri sulla legge uguale per tutti, sia per chi sbaglia il 730 sia per chi, alla consegna delle firme, pur rappresentando milioni di elettori, se sbaglia i tempi dev’essere immediatamente punito ed espulso da un magistrato.

Cosi’ le sinistre hanno saputo tenere (e contano di poterlo fare per tutta la durata della campagna elettorale)  il Pdl sotto schiaffo.

Poi il coinvolgimento di Napolitano, e nulla e’ stato piu’ saggio e doveroso di quella firma. In questo post di Jimmomo sono perfettamente spiegate le ragioni che lo hanno spinto a promulgare il decreto che restituisce a milioni di cittadini incolpevoli il diritto al voto, quello sul quale si basa la democrazia del paese.

Tutto il resto e’ soltanto strumentalizzazione da cacciatori di poltrone a costo zero e da cultori della fuffa, coi vestiti viola.

Nati gia’ vecchi, dal web tracimano nelle piazze; sono pateticamente identici ai loro fratelli no global degli anni novanta, i quali erano identici alle pantere degli anni ottanta, che erano identici agli indiani metropolitani degli anni settanta, che erano identici ai contestatori degli anni sessanta.

Basta ascoltarli e, sopravvissuto Anpi compreso, e’ tutto un rimasticare di concetti vuoti e antitetici tra loro, che potrete leggere anche qui, meravigliandovi, forse, del sapore di antico e di obsoleto che hanno.

Per costoro le motivazioni di Berlusconi e di Napolitano si chiamano: golpe, attentato alla costituzione, schifo di regime!

Bisognera’ farsene una ragione e riuscire a parlare con la maggioranza e la minoranza che non sta solo al microscopio ma che sa usare anche il grandangolo.

Ma, se avessi l’ascolto che non ho, consiglierei ai coordinatori del Pdl la lettura di questa straordinaria testimonianza di cosa significhi impegno politico concreto, militanza vera, una lezione di educazione civica che di questi tempi non guasta.

E per finire, auguriamo lunga vita a Di Pietro.

Update: a futura memoria da La Pulce Di Voltaire.

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