Cum grano salis

6 marzo 2010

Santoro: addio servizio pubblico. Ma Beltrandi e’ pronto a querelarlo.”

Era l’11 febbraio scorso quando questi due titani dell’informazione, paladini  della liberta’ di parola (la loro, naturalmente), si scontravano sulla ennesima impossibile quadratura del cerchio, sempre fallita,  nell’applicazione di quell’obbrobrio di legge chiamata par condicio.

Avete presente la data della prima promulgazione dell’editto scalfarian-occhettiano? Era il 1993, anno in cui Silvio Berlusconi ancora non aveva nessuna rappresentanza in parlamento. Quella normativa per vietare la libera propaganda elettorale nelle tvm fu la prima legge ad personam, varata con estrema facilita’, vista la mancanza di  una valida opposizione.

Come un sol uomo, Scalfaro, Ciampi e Occhetto lanciarono l’attacco preventivo, quello che avrebbe dovuto fermare il nemico, disarmato e ammutolito. La macchina da guerra del Pds avrebbe vinto facile, di spot a pagamento poteva farne a meno, grazie all’occupazione della Rai e all’appoggio della stampa di partito e di opinione; quest’ultima seppe tacere e assecondare il disegno liberticida dei potenti padrini politici di sempre.

Ma sappiamo come andarono le cose.

Torniamo a Santoro e Beltrandi.

Il primo si schiera contro la madre di tutte le leggi antiberlusconiane di cui e’ stato sostenitore, in nome della democrazia e della strenua difesa delle minoranze… per la fine del Cav.

Il secondo, con lo stesso spirito libertario che oggi lo vede tra i gendarmi che brandiscono contro l’avversario l’odiatissimo regolamento per le candidature, ha abbracciato in pieno la par condicio, infantilmente convinto di imporre lo strapuntino della presenza di Pannella e Bonino in tv.

Il Pdl lo ha seguito in questo delirio cronometrista, assolutamente in linea col delirio dell’ordinamento in vigore.

Qui ne e’ ben sintetizzato l’esito devastante.

Cosi’, per non rischiare di sbagliare, la Rai ha chiuso tutto il chiudibile, con danni economici rilevanti per l’azienda; gli spazi saranno indivisibili, nessuno sara’ garantito; le tribune saranno ridicole e ancor piu’ inascoltate che in passato, ma sul corpo di Santoro appariranno le stimmate del convertito, martire della par  condicio e a Beltrandi rimarra’ la gioia di aver servito la causa di famiglia con tutte le sue forze.

Due nomi emblematici di un sistema politico-mediatico che sta finalmente avendo ragione dell’obiettivo che la famosa macchina da guerra degli orfani dell’Urss avrebbe dovuto abbattere gia’ nel ’94.

Silvio Berlusconi, dopo anni di ininterrotti attacchi giudiziari, aggressioni personali e persino tentati omicidi ai quali e’ riuscito a sopravvivere in tutti questi lustri, sta per soccombere sotto il fuoco amico di presidenti di Montecitorio e di galoppini di lista.

In queste ore sembra che al “muoia Sansone con tutti i Filistei” di Gianfranco Fini si siano uniti i

neo puristi del dura lex sed lex, anche se lex e’ stata arbitrariamente interpretata.

Muoiano quindi i filistei del centrodestra e muoia la Costituzione per mano di magistrati sine grano salis.

Bersani, come il suo defunto compagno Lenin, si sta compiacendo del contributo esterno degli utili idioti che, immeritatamente, gli regaleranno la vittoria a queste elezioni.

E ora che, cum grano salis, Napolitano ha firmato il provvedimento che interpreta autenticamente le norme sulla presentazione delle candidature, pensate che il fuoco amico si fermera’?

Forse, se il buonsenso prevarra’ in alleati del calibro dell’on. Fabio Granata, che, in piena campagna elettorale, si e’ guadagnato

il patentino di anti Cav., un autorevole riconoscimento venuto dalla rivista maggiormente ossessionata dall’antiberlusconismo, la famigerata Micromega.

2 Comments

  • Maralai scrive:

    condivisione totale; ottimo articolo, grande penna della ns Rita.
    abbraccio M

  • Kalmha scrive:

    Ma a quanto pare il grano sta scarseggiando pericolosamente. Dalle
    piazze ai tribunali, per quanto si cerchi, non se ne trova piu’
    traccia. Ciao M. e grazie :-) Rita

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