Essendo io sarda e pertanto, stando agli studi di Lynn (?!), poco intelligente, forse non sono neppure in grado di capire l’italiano dei giudici della Corte dei conti.

O forse vengo sviata da titoli come questo dell’Unita': “Corte dei Conti: nel 2009 aumentati del 229% i reati di corruzione.”.

Resta il fatto che non sono i reati ad essere aumentati del 229% ma le denunce!

E’ vero che, in numeri assoluti, sono aumentati anche la corruzione, la concussione e l’abuso d’ufficio ma, per fortuna, il dato percentuale e’ di quelli che evidenziano un grande lavoro delle forze dell’ordine e, visto il primato negativo della Toscana, sempre meno fortezza rossa, farebbe financo sperare nell’aumento delle delazioni di coloro che, come dice Piercamillo Davigo,  “tendono a denunciare quando non gli conviene piu'”.

E’ proprio questo magistrato che ieri, a Radio24, citava Trasparency international e la “cifra nera”, cioe’ la differenza numerica tra reati e denunce, che concorrerebbe a fare dell’Italia il paese piu’ corrotto dell’occidente.

Pero’ il giudice Davigo non si e’ rallegrato del fatto che quella vertiginosa percentuale, a conti fatti,  ridurrebbe la molto disonorevole “cifra nera” di cui aveva parlato.

Ma da un protagonista di “Tangentopoli” non ci si puo’ aspettare altro.

In queste ore il Cav. ha annunciato inasprimenti di pena contro i reati di cui sopra ma sara’ il mezzo migliore per affrontare una piaga sociale cosi’ vasta? Sicuramente servira’a recuperare qualche punto nei sondaggi ma se non si interverra’ sulla trasparenza, sulla semplificazione delle regole, sulla sburocratizzazione dei mille percorsi che portano alla Pa, se non si interverra’ sui costi, ci sara’ sempre l’ingorgo davanti a qualunque scorciatoia verso il paradiso dell’appalto vinto, della pratica accellerata, del finanziamento illegittimo, ecc.

Ascolta P. Davigo


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