a)- “Bush voleva finanziare l’industria degli armamenti, quell’industria degli armamenti che si sa inventare e creare i terrorismi che ti fanno cascare le torri, per distruggere in un sol colpo un’economia e arricchire pochi e far spendere soldi per creare l’industria della guerra”.

b)- I fratelli Graviano sono stati i boss della mafia ai quali Berlusconi ha chiesto aiuto per garantirsi il successo della costituenda Forza Italia ma che, senza troppi complimenti, con somma ingratitudine, fece arrestare il 27 gennaio 1994, il giorno dopo la diffusione delle videocassette con lo storico annuncio della sua discesa in campo!!

c)- La statuetta sulla faccia del premier e’ stata una volgare messinscena.

Questi sono solo tre esempi di ricostruzioni storiche che l’ineffabile poliziotto-perito industriale, Gioacchino Genchi,

va disseminando per tutta l’Italia, con la benedizione e l’appoggio della banda Travaglio.

Comandato da un numero incredibile di procure a dare un senso logico alla massa di intercettazioni operate dalla magistratura inquirente, costui, per anni, si e’ immerso nelle conversazioni, spesso criptiche e, da alcuni spiati, volutamente fuorvianti, con zelo, assoluta obiettivita’ e algido disinteresse e distacco, dice lui.

Difficile credergli, specie ora che buona parte del materiale sensibile che passava sotto gli occhi e dentro le orecchie di questo “servitore dello stato”, alieno, dice sempre lui,  da ogni pregiudizio o presunzione di infallibilita’, e’ oggi in vendita a prezzo politico in tutte le librerie italiane.

Il signor Genchi, senza che alcuno abbia trovato da eccepire, abusa e lucra (non sui diritti d’autore, dice lui) sulla pubblicazione di intercettazioni talvolta cestinate dagli stessi pm, in perfetto stile Travaglio.

In questo libro Gioacchino Genchi riscrive la storia d’Italia secondo teoremi e logiche tutte sue che, partendo da dati reali, si dipanano in meandri dietrologici spesso grotteschi. Valga per tutte la tesi secondo la quale Berlusconi farebbe arrestare i suoi potentissimi referenti mafiosi proprio quando, pensate un po’, ne avrebbe avuto maggiore bisogno per vincere la sua prima campagna elettorale.

Per tacere delle torri gemelle abbattute dalle industrie delle armi di Bush e di una sequela di altri spropositi di questo genere.

Dopo aver conosciuto il personaggio non e’ facile sentirsi rassicurati sui criteri di valutazione che i dirigenti delle procure utilizzano nel selezionare il personale adibito a incarichi di estrema delicatezza come quello a cui Genchi e’ stato chiamato per anni.

Costui si vanta di aver fatto condannare centinaia di criminali, interpretando e incrociando nomi, date e dialoghi fatti registrare dai pm e qualche brivido viene al cospetto di tanta delirante attivita’ di divulgazione che ha da tempo intrapreso sfruttando materiale sensibile non del tutto pubblico.

E difficile immaginarselo come si autodefinisce: un ricercatore puro, che non si innamora di nessuna tesi preconcetta ma scava e scava con l’unico intento di scoprire la verita’, a qualunque costo.

Intanto le intercettazioni su colpevoli e su innocenti, indifferentemente, diventano merce sugli scaffali, un mezzo per raggiungere rapidamente successo e popolarita’.

Ovviamente egli si proclama vittima del regime, gia’, un eroico portatore di una verita’ da vendere al popolo assetato di autorevole controinformazione.

Genchi e’ tutto questo, un operatore le cui leggi vigenti garantiscono l’impunita'; allo stesso modo in cui non sono penalmente perseguibili tutti coloro che alimentano lo spettacolo osceno delle intercettazioni pubblicate e commentate, in  barba alle piu’ basilari norme del buon gusto e del rispetto della dignita’ delle persone.

In fondo c’e’ sempre un che di laido e di codino al tempo stesso negli sghignazzi di un popolano come Santoro o di un coltissimo letterato come D’Avanzo. Se persino una parola comune come “ripassata” diventa la lettera scarlatta che questi giustizialisti  mediatici stampano  sulla pelle di uomini come Guido Bertolaso; se un termine si trasforma nella corda con la quale impiccare il nemico, vuol dire che bisognera’ fermare questo modo barbaro di condurre la lotta politica.

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