Sono una incorreggibile snob, che non ha mai preso la patente, prediligendo gli spostamenti su confortevoli taxi.

E visto che, una volta a bordo, vengo coinvolta in profondissime conversazioni, a oggetto assai variabile di questi tempi, con un po’ di perfidia , introduco l’argomento liberalizzazioni.

Qualche giorno fa, come avevo documentato qui, il mio interlocutore guidava con rabbia mentre mi parlava di bottiglie molotov già pronte ad esplodere per protesta contro l’allora ministro Bersani.

Inaspettatamente però, poche sere dopo ho scoperto che non proprio tutti i tassisti sono incendiari oppositori della manovra Monti.

Con grande stupore mi sono trovata ad ascoltare un pacato signore, convinto che liberalizzazione significherà esautorare i comuni dall’ imposizione della tariffa unica.

“Io sono dell’idea che se verranno tolti di mezzo i politici e i prezzi li potremo stabilire noi, possibilmente con più cooperative di quanto questo monopolio del “57 30″ permetta, la gente potrebbe risparmiare o avere un servizio di qualità migliore, dovuto ad una vera e autentica concorrenza tra più compagnie di taxi.

I più giovani, quelli che si sono indebitati fino alla morte per poter spendere anche duecentomila euro per una licenza che questa liberalizzazione svaluterà pesantemente, essere risarciti dallo Stato.

E poi é una vergogna che, ogni volta che un tassista decide di cedere la propria licenza, debba versare ventimila euro nelle casse del sindaco.

Una volta questa imposta non si pagava, poi, con l’alibi della jungla  sulla cessione delle licenze,, i politici hanno trovato il modo di fregarci anche quei soldi, mia cara signora.”

“Quindi lei non andrà a protestare con i suoi colleghi armati di molotov?”

“Ma quali molotov? Siam mica pazzi!”

 

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