“E se l’opposizione tornasse a quel Berlinguer? La “legalità intransigente” è oggi il programma politico più esaustivo, avanzato e realistico.“
L’autore dell’esortazione qui sopra e’ Paolo Flores d’Arcais ed e’ apparsa sul suo quotidiano ma, nonostante le apparenze, non e’ rivolta ai finiani ma al Pd, al quale il professore rimprovera l’aver lasciato a Gianfranco Fini la bandiera della moralita’ che fu di Enrico Berlinguer.
E chi non se la ricorda quella bandiera della questione morale? Rossa e fiammeggiante di onesta’, legalita’ e di molti milioni di rubli e di lire, entrati illegalmente nelle casse del piu’ grande partito azienda della prima repubblica.
Al professore di filosofia e del giustizialismo piu’ manettaro (senza offesa per Travaglio) Flores D’Arcais evidentemente sono sfuggite, forse perche’ molto assorbito nella sua carriera politica nel Psi di Bettino Craxi, alcune vicende della storia politica di quegli anni.
Come tutti i convertiti, anche lui tende a sviluppare una selettivita’ mnemonica che gli rende la vita scevra da conflitti morali interiori.
Ma, che lo voglia o no, qualche traccia di quegli anni da qualche parte e’ rimasta, nonostante l’opera salvifica degli intellettuali, degli storici e dei magistrati di sinistra.
Per esempio le contiguita’ con la P2 e la Dc per il controllo della stampa.
Per esempio gli accordi compromissori per la lottizzazione della Rai e l’occupazione della terza rete.
La storia del partito di Berlinguer non e’ tutta quella concentrazione di moralita’ che molti amano raccontare, seppellendo, senza scrupoli morali, la verita’ di un partito complice di assassini, vittime dei quali furono gli stessi loro compagni.
La mitica questione morale di Berlinguer cozza duramente contro la memoria storica di Bettino Craxi, che qui racconta come si finanziava il Partito comunista prima, durante e dopo Enrico Berlinguer.
Flores d’Arcais ha militato anche nel Pci ma, colpa di una certa svagatezza propria dei filosofi, non si e’ mai accorto di nulla.
Ma, finche’ gli archivi segreti di Botteghe Oscure resteranno inespugnati, dovremo rassegnarci alla splendida fola del partito onesto che se pure ha rubato (nessuno ha pero’ pagato) lo ha fatto per una giusta causa.
Sempre oggi, Lodovico Festa mette in guardia Fini e i suoi crociati dall’uso e dell’abuso di un argomento politico che poca fortuna ha portato ai suoi predecessori portabandiera della questione morale; lo fa con serieta’ e dovizia.
Quello che pero’ non si sottolinea molto in giro, ma certo tanti pensano, e’ che dei moralisti e dei codini politico-mediatici non e’ sempre bene fidarsi; troppo spesso li abbiamo incontrati: sono pugnaci, precisi e saccenti nel loro predicare ma inguardabili nel loro appartato razzolare.
Ma e’ il sistema Italia che e’ criminogeno e fino a quando non si affamera’ la bestia statalista nessuno potra’ erigere patiboli, chiamandosi fuori, neppure il grande neo moralizzatore Fini.
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Ho la memoria visiva di un Berlinguer, assiso sul palco in una
piazza ricolma di trinriciuti, che, con quella faccia sofferta e
febbrile, alzava le mani, palmo in avanti, e dichiarava con voce
stentorea “noi abbiamo le mani pulite”.
Nella relazione di magggioranza della commissione sulla P2 non
Rita
venne tenuto conto della sua audizione e delle domande di Massimo
Teodori, alle quali diede rticenti ma rivelatrici risposte. Ciao!
Gentilissima Kalha, avevo già letto il suo blog al tempo di perla
scandinava, e già allora mi trovavo in sintonia con il suo pensiero
ed ora ritorno a leggerla su questo altro blog grazie sopratutto al
Sig. Della Sala (la pulce di Voltaire). Dopo un primo commento al
post precedente mi permetto di scrivere queste poche righe. Letto
su un muro del mio paesello (anni 70 conosco pure i tipi che lo
hanno scritto) “Il PCI ha le mani pulite. Perché è l’unico che se
le lava.” Inoltre mi piace ricordare che la tanto deprecata legge
sul finanziamento pubblico dei partiti (o come si chiama adesso) fu
voluta proprio dal PCI berlingueriano per avere una fonte di
finanziamento alternativa ai miliardi che annualmente il PCUS
riversava nelle casse comuniste italiane. La ragione di questa
legge era nella volontà del PCI di conquistarsi un briciolo di
autonomia da Mosca (do you remember l’eurocomunismo
italo-franco-spagnolo?). E questa più di qualsiasi altra cosa è la
dimostrazione della subalternità del PCI alla politica colonialista
sovietica nell’era della guerra fredda. I finanziamenti sovietici
sono comunque continuati fino alla caduta dell’Impero, ma
trattandosi di soldi “sporchi” si sarebbero potute avere gravi
conseguenze legali. Allora voilà una bella legge “ad partitum” che
depenalizzava tutti i reati legati al finanziamento illecito ai
partiti provenienti da paesi stranieri. Fonti L’oro di Mosca
Valerio Riva Gli archivi segreti di Mosca Vladimir Bukowski
Veramente grazie, Fabrizio! Se e’ vero che la storia la scrivono i
Rita
vincitori, allora significa che la sinistra ne mantiene stretamente
il controllo, manipolandola e censurandola a suo piacimento. Ben
ritrovato!