Berlusconi e’ stato ed e’ ancora l’alfa e l’omega della vita politica di questi ultimi sedici anni, compresi quegli otto in cui ha guidato l’opposizione.
Aveva esordito con parole di miele e, prevedibilmente, uscira’ di scena con parole di fiele.
Stando a come ce lo raccontano le cronache, il leader dell’antipolitica sarebbe ormai stanco e demotivato, oltre che fortemente irritato.
Il campione del fare, l’imprenditore di successo, il Cavaliere del lavoro, che del lavoro per se’ e per gli altri aveva fatto la sua ragione di vita, l’uomo che con uno schiocco di dita o un’alzata di sopracciglio faceva muovere uomini, mezzi ed enormi capitali, questo grande capitano d’industria, a quanto pare, e’ stato sconfitto da quelli che non hanno mai lavorato in vita loro.
Stanno riemergendo i professionisti della politica, quelli veri, cresciuti a pane e ideologia.
Il Cavaliere starebbe per arrendersi ai signori dell’inerzia e delle chiacchere, che non potevano essere meglio rappresentati da due figure paradigmatiche come Napolitano e Fini.
Due “animali” politici, temprati dalle ideologie e gratificati e remunerati dalla lunga ed esclusiva carriera politica; due personaggi che sono la perfetta raffigurazione dei cosidetti i politicanti invisi non solo
all’imprenditore Berlusconi ma anche alle decine di milioni di Italiani che lo hanno votato in questi tre lustri.
Eppure e’ di tutta evidenza, come suole intercalare Gianfranco Fini, che l’astuzia affinatasi nei duri giochi di partito, l’eleganza dell’eloquio, l’erudizione del vocabolario, l’argomentare retorico ma asciutto e la demagogia presidenziale perfetta stanno prevalendo nei palazzi del potere.
Non c’e’ piu’ posto per le maniere non leziose, troppo dirette e scanzonate del premier.
E, siccome nulla come il linguaggio accomuna gli uomini, era inevitabile che sotto il riesumato politichese si scoprissero alleati persino antichi avversari.
Si sa, il premier non e’ uno sprovveduto, non avrebbe raggiunto e superato certi traguardi se non possedesse qualita’, non sempre commendevoli, o se non fosse uno stratega, un tattico, uno dotato di carisma e tempra da leader.
La storia d’Italia ha conosciuto decine di altri grandi uomini titolari di imperi finanziari o industriali ma nessuno di loro si e’ mai azzardato a sfidare i politici; li hanno temuti, blanditi, usati e corrotti ma mai sfidati.
Si racconta che a Torino, negli uffici della Fiat di c.so Marconi, un gruppo di lavoro formato da esperti redigesse leggi, leggine e ogni sorta di provvedimenti urgenti di cui si facevano carico i referenti della potentissima famiglia, seduti in Parlamento o nei ministeri, senza che questo suscitasse scandalo alcuno.
Gli Agnelli hanno fatto politica accomodandosi discretamente nelle stanze dei bottoni, senza mai entrare in conflitto col sistema dei partiti.
Berlusconi avrebbe meglio curato e ampliato le sue aziende se avesse seguito l’esempio dell’Avvocato, anche se al posto di Craxi avesse dovuto allearsi con Occhetto.
La sinistra lo avrebbe accolto come ha accolto e protetto imprenditori, banchieri, finanzieri che, in forza di cio’, nulla debbono temere, neppure dalla magistratura, anche se i loro armadi fossero tanto stipati di scheletri da far sembrare vuoti persino quelli di Berlusconi.
Il premier si era illuso che un consiglio dei ministri non fosse poi tanto diverso da un consiglio di amministrazione, dove si discute, si vota e si decide a maggioranza, senza mai perdere di vista l’obiettivo comune: il benessere dell’azienda.
Anche tra socio e alleato credeva non ci fossero differenze, in fondo un contratto e’ un contratto e in affari come in politica va rispettato.
Nulla di piu’ falso, la realta’ e’ drammaticamente diversa: ogni atto del suo governo incontra ostacoli insormontabili, i ministri hanno mire e ambizioni diverse dalle esigenze collegiali e il presidente non ha potere di veto sui colleghi.
Gli alleati possono tradire i patti, senza incorrere in penali, salvo quelle sancite dagli elettori; proprio gli elettori che uomini avveduti come Fini temono e mantengono a prudente distanza.
Quindi l’astuzia del politico navigato avrebbe ancora una volta vinto sull’astuzia dell’imprenditore e ora in molti fiutano l’odore della disfatta e, magistrati compresi, si accingono al dopo Berlusconi, con un umiliante quanto anti popolare ribaltone.
Se l’epilogo della vicenda politica del Cav. fosse davvero questo, egli rimarrebbe, nella storia e nella memoria collettiva, come il Presidente piu’ amato dall’elettorato e il piu’ detestato dagli eletti.
E se di Cesare vogliono che si parli, chiamiamole pure “idi di marzo”.
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Ti ho risposto sul Legno e meno male che non ero prima passata di
qua, altrimenti ti avrei crocifissa. E’ questo il tuo modo di
sostenere Berlusconi ? La foto che hai messo è la più tragica e
disgustosa delle immagini, che non suscita certo moti di simpatia,
ma orrore su orrore; orrore per il gesto subito e quello di un
dolore dell’anima più che del corpo. E’ una foto per i guardoni che
si fermano per strada ad ammirare le vittime di un incidente.
Perdonami per la chiarezza un po’ brutale, ma siamo d’accordo così
vero ? Un abbraccio mbra
Cara Ambra, e’ la seconda volta che la pubblicoperche’ le vie del
web sono infinite e hai visto mai che qualcuno, tra le decine di
negazionisti che affollano internet, si soffermi qui e si chieda
come possa essere possibile che quella foto sia un trucco. Ormai
escono libri che tentano, nei modi piu’ assurdi, di dimostrare che
non ci fu nessun attentato contro il premier. Ora ti vado a leggere
su LS. Ah, grazie comunque per la critica. Rita
In tutta questa vicenda, che si svolge amaramente sotto gli occhi
di tutti gli italiani “vedenti”, una cosa risalta evidente nella
sua drammaticità: il voto degli italiani non conta niente ! Conta
invece la nomenklatura politica, quella industriale, quella togata
che, in una sorta di supergoverno, decide se una persona possa o
non possa stare al governo, nonostante il voto espresso. E’ triste
e sconfortante per chi ha creduto di poter dare, nel famoso
“segreto dell’urna”, anche un piccolo contributo affinchè nella
politica (quella del fare) potesse entrarci un uomo che della
vecchia politica non tenesse conto. La congiura, che dal primo
minuto dopo le elezioni che hanno visto trionfare il personaggio
Berlusconi, ha approntato una macchina da guerra feroce, sordida,
senza requie e senza (ed è la cosa peggiore) alcun rispetto per gli
italiani e per il loro voto, sta vincendo la battaglia. Complice
primario della congiura, è del tutto evidente, è Fini. Persona che,
fino a poco tempo fa poteva godere della massima stima, e che si è
invece rivelata meschina e calcolatrice. Che poi, assieme alle
schifezze di Fini, ci siano anche altre schifezze è altrettanto
evidente. Ma quello che fa male e che induce a pensare è il
comportamento del Fini e dei sui finiani. Una cosa però, in tutta
questa sporchissima faccenda, è certa: se Berlusconi si ricandida
io lo voterò ancora e lo voterei per altre mille volte se ne avessi
la possibilità. Ed è per questo che chiedo al Cavaliere di non
dargliela vinta, di non gettare la spugna. C’è bisogno di fare
piazza pulita dei politicanti di mestiere e dei giudici che fanno
politica pur non avendone alcun titolo. Che vadano a lavorare, pure
loro se ne sono ancora capaci !!!
Caro Michele, chiunque tu sia, dici e pensi quello che penso io. Ma
Berlusconi ha biosgno di aiuto, perché noi abbiamno bisogno di
aiuto e l’adagio recita “aiutati che Dio ti aiuta”. Abbiamo dunque
il coraggio di sostenere quest’uomo al di là e al di fuori di
quelli che sono i suoi punti deboli. A criticare penseremo dopo.