Sono cinica, si’, sono una portatrice di sano cinismo, per questo chiunque   potrebbe capirmi quindi se dico che quanto e’ capitato nei giorni scorsi, a proposito delle commemorazioni a un anno dalla morte di Eluana  Englaro, mi ha decisamente inquietata.

Nulla e’ piu’ stucchevole del conformismo dei libertari alle vongole quando, nel peggiore stile conservatore, sentono il bisogno di crearsi nuove scadenze da osservare, nuovi miti da seguire, nuovi movimenti di massa da animare.

Quella di Eluana Englaro e’ una brutta storia da dimenticare, una storia di follie, di fanatismi e di ossessioni da analizzare. Una gigantesca fiera delle vanita’ da denunciare, un abominio politico, giuridico e umano di cui non si vedra’ mai la fine.

Un incidente della cronaca che ha messo a repentaglio una delle poche liberta’ che costituzionalmente ci veniva riconosciuta: rifiutare le terapie indesiderate a nostro insindacabile giudizio.

Prima di Beppino Englaro c’erano i medici che, in scienza e coscienza e nel silenzio e nella privatezza in accordo con le famiglie, compivano l’atto ultimo che, nel frastuono mediatico, ha liberato per sempre quella figlia quarantenne.

Non e’ da uomini liberi crearsi miti ed eroi da issare su altari, per quanto

laici, davanti ai quali inchinarsi e santificare vite e morti.

Quanti sperticati e commossi riconoscimenti a un padre narcisista e ossessivo che sulla figlia ha saputo mentire, pur di vivere in pubblico e sui media la sua esistenza e la sua rabbia.

I giudici, che per anni sono stati chiamati a decidere per lui sulla sorte della figlia, si sono sempre espressi sulla base del dogma englariano: “io conoscevo benissimo l’Eluana”. Oltre ad altri concetti duri come rocce del tipo: ” La mamma e l’Eluana vivevano in completa simbiosi.”, “L’Eluana si confidava con me su tutto.”

Ma allora come si spiega che i coniugi Englaro seppero solo dalla polizia della loro figlia? Eluana, alle 22.35 , aveva detto al telefono di essere

stanchissima e di non voler uscire ma, svegliati di soprassalto, padre e madre scoprirono che la ragazza  si trovava per la strada, in fin di vita, nel cuore della notte.

Mamma e papa’ dormivano tranquilli pensando all’Eluana nel suo letto mentre, al contrario,  lei era uscita con gli amici.

E’ normale cambiare idea, anzi e’ persino salutare farlo e all’insaputa dei genitori, quando si ha l’eta’ di Eluana nella notte dell’incidente; questo Beppino lo ha vissuto come un tradimento, dolore che non confesserebbe neanche a se stesso.

Eppure, quella notte, non ebbe un attimo di esitazione e la sua sentenza fu perentoria: fatela morire, conoscevo benissimo l’Eluana e so che non avrebbe mai voluto vivere cosi’.

Su questa granitica certezza, sul fatto che la ragazza non avrebbe mai cambiato idea, si e’ fondato un lungo processo politico, mediatico e giudiziario, che, paradosso tra i paradossi, portera’ al risultato opposto da quello voluto.

Gli italiani saranno meno liberi, invischiati dentro l’ennesima intricata, inapplicabile e assurda  legge implorata da certi libertari  del “meno stato” ma che del permesso di mammastato sentono sempre l’infantile bisogno di qualsivoglia autorizzazione.

E intanto sulla morte di pochi si vanno erigendo le fortune di molti, fatte di carriere politiche e/o editoriali, con tutti i benefici che ne derivano; accettiamolo pure ma, per favore, che questo sia il primo e l’ultimo anno commemorativo e in suffragio laico e combattente di Eluana… giusto per dimenticare.

Troppo politicamente scorretto? Magari!

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