Kalmha.net | Un blog al telefono con l'Italia

feb/10

16

In nome del popolo italiano

E’ tri­ste­mente noto a tutti come nel pas­sato il ruolo dei magi­strati fosse quello degli aguz­zini di regime. Una pro­ge­nie di ari­sto­cra­tici a guar­dia del potere, qua­lun­que potere.

Essere deboli con i forti e forti con i deboli era un dovere che il censo e l’alta carica imponevano.

Vive­vano distanti dal popolo, chiusi nei tetri palazzi che incu­te­vano ter­rore alla sola vista.

Di giu­dice giu­sto ce n’era uno sol­tanto e per que­sta rara qua­lita’ passo’ alla sto­ria, pec­cato che eser­ci­tasse la pro­fes­sione nella lon­ta­nis­sima Berlino.

Poi il mondo cam­bio’ e i venti rivo­lu­zio­nari di Ber­kley sof­fia­rono sull’Italia, facendo tre­mare anche i sacri tem­pli della giu­sti­zia. Le toghe nere, pog­giate sulle spalle di nuove gene­ra­zioni di magi­strati poli­ti­ca­mente impe­gnati, si tin­sero di rosso. I gio­vani misero alla sbarra i col­le­ghi rea­zio­nari nemici del popolo e, soprat­tutto, del proletariato.

Nac­que Magi­stra­tura demo­cra­tica, venne il ses­san­totto, che ispiro’ can­zoni “leg­gere” come que­sta di De Andre’.

Parte della magi­stra­tura si diede alla poli­tica mili­tante, costi­tui’ un poten­tis­simo sin­da­cato nazio­nale e demo­cra­ti­ca­mente rap­pre­sen­ta­tivo di que­sta “moderna” magistratura.

Ma, senza dub­bio, e’ stato il feno­meno di “mani pulite” a imporre all’opinione pub­blica la new wave giu­di­zia­ria, che gli ita­liani pare vivano con cre­scente sospetto e insofferenza.

Quando Di Pie­tro divenne idolo delle folle, un eroe nel quale si iden­ti­fi­ca­rono tanti gio­vani, que­sti per imi­tarne le gesta pre­sero d’assalto le facolta’ di giurisprudenza.

Pic­coli giu­sti­zia­li­sti creb­bero e vec­chi giu­sti­zia­li­sti repressi si liberarono.

In nome del popolo ita­liano si diffuse

il ter­rore togato che piego’ la classe poli­tica (beh, non tutta) fino alla resa totale, quando si con­se­gno’ alla discre­zio­na­lita’ dei pm, abro­gando una parte fon­da­men­tale dell’art. 68 della Costituzione.

Forse, a deci­ma­zione com­ple­tata, con la sini­stra gra­ziata e pronta a vin­cere facile le ele­zioni, le procure

si sareb­bero che­tate, ma un ric­cone decise che i gio­chi non pote­vano chiu­dersi in quel modo e si can­dido’ a gover­nare… Si sca­teno’ un inferno mediatico-giudiziario deva­stante che dura da oltre sedici anni.

Da quel 1994 i pm non hanno piu’ smesso di det­tare l’agenda poli­tica, di sele­zio­narne i rap­pre­sen­tanti a colpi di avvisi di garan­zia ma soprat­tutto di col­pire il nemico numero uno Sil­vio Berlusconi.

Da anni il calen­da­rio degli ese­cu­tivi e’ sog­getto al calen­da­rio delle azioni giu­di­zia­rie, nei tempi e nelle forme sta­bi­lite dal nuovo potere con licenza di sba­gliare senza dover mai pagare.

Ma quanto sta avve­nendo da un paio d’anni in qua e’ una vera e pro­pria bar­ba­rie che sta affos­sando un paese a colpi di pro­cessi farsa e inter­cet­ta­zioni a getto continuo.

La casta e’ feroce e rea­gi­sce senza esclu­sioni di colpi al solo annun­cio di riforme della giu­sti­zia; nes­suno e’ ancora soprav­vis­suto a que­sti annunci, le manette hanno tin­tin­nato per tempo.

Il ven­ti­la­tore cari­cato a guano e’ costan­te­mente in azione e gli schizzi imbrat­tano chiun­que stia al tele­fono per i casi suoi, alla fac­cia del piu’ minimo con­cetto di rispetto delle per­sone e della pri­vacy. Tutto diventa carne di porco da offrire alla vora­cita’ dei media di tutto il mondo e l’immagine del paese affonda tra pen­ti­ti­smi e inter­cet­ta­zioni senza riscon­tri ogget­tivi ma che con­du­cono in car­cere o alla gogna media­tica, irrimediabilmente.

E, sic­come non c’e mai limite al peg­gio, que­sta magi­stra­tura scan­da­losa e scan­da­li­stica trova inspe­rate sponde anche tra i sedi­centi amici delle vit­time di ieri e di oggi.

E in tutto que­sto acca­ni­mento inqui­si­to­rio l’Italia viene esclusa da ogni nomina nei con­sessi inter­na­zio­nali, Per Mario Mauro o Mario Dra­ghi, pas­sando per Mas­simo D’Alema, non pos­sono esserci chance alcune, pro­ve­nendo essi da una nazione gover­nata da mafiosi, cor­rotti, dro­gati e puttanieri.

E nel con­tempo non esi­stono piu’garanzie per gli inda­gati, la cui morte civile, col­pe­voli o inno­centi che siano, e’ decisa pre­ven­ti­va­mente dalla pub­bli­ca­zione, dosata con sapienza, dei ver­bali che li riguardano.

Sono tempi que­sti che fanno rim­pian­gere le atmo­sfere di pura ango­scia di certi rac­conti kafkiani.

Tags: Anm, Giustizia, Magistratura, Md, Politica, Politica Italia

Related posts

· · · · ·

3 comments

  • Polìscor · 17 febbraio 2010 alle 11:18

    Vi sono state rivo­lu­zioni nate per molto meno, dob­biamo alla
    ata­vica pigri­zia ed al mene­fre­ghi­smo dell’italiano medio se certi
    palazzi non sono stati ancora messi a ferro e fuoco. Ma la corda è
    già abba­stanza tesa, per i miei gusti.

  • Admin comment by Kalmha · 17 febbraio 2010 alle 12:14

    Caro Poli­scor, se nei palazzi di giu­sti­zia la rivo­lu­zione
    (gat­to­par­de­sca) l’hanno fatta i magi­strati stessi, forse vuol dire
    che gli assalti dall’esterno sono sem­pre respinti oppure, se
    rie­scono, por­tano a una veloce restau­ra­zione del vec­chio. Ciao :-)

  • DestraLab » Sentenze inappellabili · 18 febbraio 2010 alle 13:05

    […] e sul punto inter­viene lei. Altri com­menti sulla vicenda e
    sulla pun­tata di Bal­larò, qui Ber­to­laso a Bal­larò si difende […]

<<

>>

Theme Design by devolux.nh2.me

Face­Book

Canonical URL by SEO No Duplicate WordPress Plugin