E’ tristemente noto a tutti come nel passato il ruolo dei magistrati fosse quello degli aguzzini di regime. Una progenie di aristocratici a guardia del potere, qualunque potere.
Essere deboli con i forti e forti con i deboli era un dovere che il censo e l’alta carica imponevano.
Vivevano distanti dal popolo, chiusi nei tetri palazzi che incutevano terrore alla sola vista.
Di giudice giusto ce n’era uno soltanto e per questa rara qualita’ passo’ alla storia, peccato che esercitasse la professione nella lontanissima Berlino.
Poi il mondo cambio’ e i venti rivoluzionari di Berkley soffiarono sull’Italia, facendo tremare anche i sacri templi della giustizia. Le toghe nere, poggiate sulle spalle di nuove generazioni di magistrati politicamente impegnati, si tinsero di rosso. I giovani misero alla sbarra i colleghi reazionari nemici del popolo e, soprattutto, del proletariato.
Nacque Magistratura democratica, venne il sessantotto, che ispiro’ canzoni “leggere” come questa di De Andre’.
Parte della magistratura si diede alla politica militante, costitui’ un potentissimo sindacato nazionale e democraticamente rappresentativo di questa “moderna” magistratura.
Ma, senza dubbio, e’ stato il fenomeno di “mani pulite” a imporre all’opinione pubblica la new wave giudiziaria, che gli italiani pare vivano con crescente sospetto e insofferenza.
Quando Di Pietro divenne idolo delle folle, un eroe nel quale si identificarono tanti giovani, questi per imitarne le gesta presero d’assalto le facolta’ di giurisprudenza.
Piccoli giustizialisti crebbero e vecchi giustizialisti repressi si liberarono.
In nome del popolo italiano si diffuse
il terrore togato che piego’ la classe politica (beh, non tutta) fino alla resa totale, quando si consegno’ alla discrezionalita’ dei pm, abrogando una parte fondamentale dell’art. 68 della Costituzione.
Forse, a decimazione completata, con la sinistra graziata e pronta a vincere facile le elezioni, le procure
si sarebbero chetate, ma un riccone decise che i giochi non potevano chiudersi in quel modo e si candido’ a governare… Si scateno’ un inferno mediatico-giudiziario devastante che dura da oltre sedici anni.
Da quel 1994 i pm non hanno piu’ smesso di dettare l’agenda politica, di selezionarne i rappresentanti a colpi di avvisi di garanzia ma soprattutto di colpire il nemico numero uno Silvio Berlusconi.
Da anni il calendario degli esecutivi e’ soggetto al calendario delle azioni giudiziarie, nei tempi e nelle forme stabilite dal nuovo potere con licenza di sbagliare senza dover mai pagare.
Ma quanto sta avvenendo da un paio d’anni in qua e’ una vera e propria barbarie che sta affossando un paese a colpi di processi farsa e intercettazioni a getto continuo.
La casta e’ feroce e reagisce senza esclusioni di colpi al solo annuncio di riforme della giustizia; nessuno e’ ancora sopravvissuto a questi annunci, le manette hanno tintinnato per tempo.
Il ventilatore caricato a guano e’ costantemente in azione e gli schizzi imbrattano chiunque stia al telefono per i casi suoi, alla faccia del piu’ minimo concetto di rispetto delle persone e della privacy. Tutto diventa carne di porco da offrire alla voracita’ dei media di tutto il mondo e l’immagine del paese affonda tra pentitismi e intercettazioni senza riscontri oggettivi ma che conducono in carcere o alla gogna mediatica, irrimediabilmente.
E, siccome non c’e mai limite al peggio, questa magistratura scandalosa e scandalistica trova insperate sponde anche tra i sedicenti amici delle vittime di ieri e di oggi.
E in tutto questo accanimento inquisitorio l’Italia viene esclusa da ogni nomina nei consessi internazionali, Per Mario Mauro o Mario Draghi, passando per Massimo D’Alema, non possono esserci chance alcune, provenendo essi da una nazione governata da mafiosi, corrotti, drogati e puttanieri.
E nel contempo non esistono piu’garanzie per gli indagati, la cui morte civile, colpevoli o innocenti che siano, e’ decisa preventivamente dalla pubblicazione, dosata con sapienza, dei verbali che li riguardano.
Sono tempi questi che fanno rimpiangere le atmosfere di pura angoscia di certi racconti kafkiani.
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Polìscor · 17 febbraio 2010 alle 11:18
Vi sono state rivoluzioni nate per molto meno, dobbiamo alla
atavica pigrizia ed al menefreghismo dell’italiano medio se certi
palazzi non sono stati ancora messi a ferro e fuoco. Ma la corda è
già abbastanza tesa, per i miei gusti.
Admin comment by Kalmha · 17 febbraio 2010 alle 12:14
Caro Poliscor, se nei palazzi di giustizia la rivoluzione
(gattopardesca) l’hanno fatta i magistrati stessi, forse vuol dire
che gli assalti dall’esterno sono sempre respinti oppure, se
riescono, portano a una veloce restaurazione del vecchio. Ciao
DestraLab » Sentenze inappellabili · 18 febbraio 2010 alle 13:05
[…] e sul punto interviene lei. Altri commenti sulla vicenda e
sulla puntata di Ballarò, qui Bertolaso a Ballarò si difende […]