8
Di Pietro ammanetta il Pd? Benone!
1 commento | Posted by Kalmha in Inter nos, Politica Italia
In questo articolo, con tono divertito, Fausto Carioti si sofferma sugli episodi finali della melodrammatica settimana appena trascorsa.
La sua cronaca si incentra sulle ultime performance di Antonio Di Pietro, della sua richiesta di impeachment contro Napolitano e dell’imbarazzo che sta causando al Pd, dilaniato tra dover mantenere un’immagine di rispettabilita’ istituzionale e quella, molto meno rispettabile, di partito della contestazione di piazza, diretta, volente o nolente, contro il Quirinale.
E’ vero che Di Pietro, pur di estorcere due assessori in piu’ ai suoi alleati, nonostante le peggiori intenzioni si vende al nemico Berlusconi, anzi gli si regala, come scrive Carioti; e allora, se l’effetto e’ la crisi del Pd che, in quanto arbitro del suo destino politico, sceglie con chi ammanettarsi, sarebbe ora di interrompere la stucchevole e annosa litania che piu’ o meno recita cosi’: questo centrosinistra, questo Veltroni, questo Prodi, questo Franceschini o questo Bersani, nei fatti e non solo a parole, prenda le distanze dall’impresentabile Di Pietro!
Ma perche’dare simili consigli a un avversario che, tra l’altro, non ne ha affatto bisogno?
Gli si lasci fare le capriole insieme, sbandare insieme, sbracciarsi insieme e, se lo spettacolo dovesse protrarsi ancora a lungo, saranno i loro elettori, se delusi, a sanzionarli.
Il Pdl e’ in piena crisi e, piu’ che dettare la linea al Pd, deve recuperare la fiducia degli Italiani, travolti da questo assurdo psicodramma radical-giudiziario messo in scena prendendo a pretesto un rientro in ritardo di un delegato di lista, che, oltre al mongoloidino d’oro, vincera’ il record dell’unico delegato respinto al mittente per mezz’ora di ritardo sul termine di legge.
E’ molto preoccupante ma la tolleranza zero applicata dal giudice di Roma non la si trova spesso nelle altre corti d’appello, dove gli omologhi di Milioni vanno e vengono ben oltre la scadenza del tempo e spesso con firme taroccate, senza neppure un verbale. Forse, in certe corti operano cancellieri piu’ preoccupati di non turbare una campagna elettorale che di fermare l’orologio.
Ma questo la maggioranza dei cittadini lo sa, nonostante abbia sentito troppi paragoni impropri sulla legge uguale per tutti, sia per chi sbaglia il 730 sia per chi, alla consegna delle firme, pur rappresentando milioni di elettori, se sbaglia i tempi dev’essere immediatamente punito ed espulso da un magistrato.
Cosi’ le sinistre hanno saputo tenere (e contano di poterlo fare per tutta la durata della campagna elettorale) il Pdl sotto schiaffo.
Poi il coinvolgimento di Napolitano, e nulla e’ stato piu’ saggio e doveroso di quella firma. In questo post di Jimmomo sono perfettamente spiegate le ragioni che lo hanno spinto a promulgare il decreto che restituisce a milioni di cittadini incolpevoli il diritto al voto, quello sul quale si basa la democrazia del paese.
Tutto il resto e’ soltanto strumentalizzazione da cacciatori di poltrone a costo zero e da cultori della fuffa, coi vestiti viola.
Nati gia’ vecchi, dal web tracimano nelle piazze; sono pateticamente identici ai loro fratelli no global degli anni novanta, i quali erano identici alle pantere degli anni ottanta, che erano identici agli indiani metropolitani degli anni settanta, che erano identici ai contestatori degli anni sessanta.
Basta ascoltarli e, sopravvissuto Anpi compreso, e’ tutto un rimasticare di concetti vuoti e antitetici tra loro, che potrete leggere anche qui, meravigliandovi, forse, del sapore di antico e di obsoleto che hanno.
Per costoro le motivazioni di Berlusconi e di Napolitano si chiamano: golpe, attentato alla costituzione, schifo di regime!
Bisognera’ farsene una ragione e riuscire a parlare con la maggioranza e la minoranza che non sta solo al microscopio ma che sa usare anche il grandangolo.
Ma, se avessi l’ascolto che non ho, consiglierei ai coordinatori del Pdl la lettura di questa straordinaria testimonianza di cosa significhi impegno politico concreto, militanza vera, una lezione di educazione civica che di questi tempi non guasta.
E per finire, auguriamo lunga vita a Di Pietro.
Update: a futura memoria da La Pulce Di Voltaire.
“Santoro: addio servizio pubblico. Ma Beltrandi e’ pronto a querelarlo.”
Era l’11 febbraio scorso quando questi due titani dell’informazione, paladini della liberta’ di parola (la loro, naturalmente), si scontravano sulla ennesima impossibile quadratura del cerchio, sempre fallita, nell’applicazione di quell’obbrobrio di legge chiamata par condicio.
Avete presente la data della prima promulgazione dell’editto scalfarian-occhettiano? Era il 1993, anno in cui Silvio Berlusconi ancora non aveva nessuna rappresentanza in parlamento. Quella normativa per vietare la libera propaganda elettorale nelle tvm fu la prima legge ad personam, varata con estrema facilita’, vista la mancanza di una valida opposizione.
Come un sol uomo, Scalfaro, Ciampi e Occhetto lanciarono l’attacco preventivo, quello che avrebbe dovuto fermare il nemico, disarmato e ammutolito. La macchina da guerra del Pds avrebbe vinto facile, di spot a pagamento poteva farne a meno, grazie all’occupazione della Rai e all’appoggio della stampa di partito e di opinione; quest’ultima seppe tacere e assecondare il disegno liberticida dei potenti padrini politici di sempre.
Ma sappiamo come andarono le cose.
Torniamo a Santoro e Beltrandi.
Il primo si schiera contro la madre di tutte le leggi antiberlusconiane di cui e’ stato sostenitore, in nome della democrazia e della strenua difesa delle minoranze… per la fine del Cav.
Il secondo, con lo stesso spirito libertario che oggi lo vede tra i gendarmi che brandiscono contro l’avversario l’odiatissimo regolamento per le candidature, ha abbracciato in pieno la par condicio, infantilmente convinto di imporre lo strapuntino della presenza di Pannella e Bonino in tv.
Il Pdl lo ha seguito in questo delirio cronometrista, assolutamente in linea col delirio dell’ordinamento in vigore.
Qui ne e’ ben sintetizzato l’esito devastante.
Cosi’, per non rischiare di sbagliare, la Rai ha chiuso tutto il chiudibile, con danni economici rilevanti per l’azienda; gli spazi saranno indivisibili, nessuno sara’ garantito; le tribune saranno ridicole e ancor piu’ inascoltate che in passato, ma sul corpo di Santoro appariranno le stimmate del convertito, martire della par condicio e a Beltrandi rimarra’ la gioia di aver servito la causa di famiglia con tutte le sue forze.
Due nomi emblematici di un sistema politico-mediatico che sta finalmente avendo ragione dell’obiettivo che la famosa macchina da guerra degli orfani dell’Urss avrebbe dovuto abbattere gia’ nel ’94.
Silvio Berlusconi, dopo anni di ininterrotti attacchi giudiziari, aggressioni personali e persino tentati omicidi ai quali e’ riuscito a sopravvivere in tutti questi lustri, sta per soccombere sotto il fuoco amico di presidenti di Montecitorio e di galoppini di lista.
In queste ore sembra che al “muoia Sansone con tutti i Filistei” di Gianfranco Fini si siano uniti i
neo puristi del dura lex sed lex, anche se lex e’ stata arbitrariamente interpretata.
Muoiano quindi i filistei del centrodestra e muoia la Costituzione per mano di magistrati sine grano salis.
Bersani, come il suo defunto compagno Lenin, si sta compiacendo del contributo esterno degli utili idioti che, immeritatamente, gli regaleranno la vittoria a queste elezioni.
E ora che, cum grano salis, Napolitano ha firmato il provvedimento che interpreta autenticamente le norme sulla presentazione delle candidature, pensate che il fuoco amico si fermera’?
Forse, se il buonsenso prevarra’ in alleati del calibro dell’on. Fabio Granata, che, in piena campagna elettorale, si e’ guadagnato
il patentino di anti Cav., un autorevole riconoscimento venuto dalla rivista maggiormente ossessionata dall’antiberlusconismo, la famigerata Micromega.
Ergo: noi boniniani e pannelliani abbiamo combattuto pro nobis contro leggi sbagliate finche’ questo ci garantiva un ritorno mediatico, ci forniva quel tanto di potere ricattatorio da usare nei confronti di chiunque a cui estorcere seggi, voti, nomine e la sopravvivenza nostra e di tutto il nostro ambaradam con sedi e media nazionali. (continua…)
La campana della coerenza, dell’equilibrio e del buonsenso pare stia suonando a distesa, assordando la gente comune ma lasciando indifferente l’intero mondo politico alle prese con la ricerca spasmodica del consenso.
Il frastuono e’ cosi’ forte che per il cittadino non e’ piu’ possibile orientarsi tra gli appelli urlati che si scambiano i partiti, invitandosi reciprocamente al rispetto della legalita’ ma che con la legalita’ hanno poco o nulla a che fare.
La campana della legge non l’hanno sentita i delegati del Pdl quando, abbandonando la postazione nella stanza del tribunale, hanno innescato un processo politico-giudiziario con reazioni a catena di cui non si vedra’ mai piu’ la fine.
Il danno causato al centrodestra e’ irrimediabile, specie se il rimedio adottato e’ peggiore del male stesso.
Il comitato elettorale del primo partito d’Italia avrebbe la legge dalla sua, quella che condanna l’abuso d’ufficio di cui i due delegati alla presentazione delle firme sono stati vittime. E’ noto che solo in uno stato di polizia si agirebbe dispiegando le forze dell’ordine in quel modo, come se, al posto del pur inqualificabile Milioni, in quel corridoio di tribunale fossero intervenuti i black block.
Le firme dovevano essere accettate con la verbalizzazione dell’avvenuto ritardo e tutto si sarebbe dovuto svolgere secondo giurisprudenza e non con un respingimento preventivo ad personam, come quello ordinato dal magistrato di Roma.
Milioni e’ certo un soggetto pericoloso ma lo e’ per se stesso e per i suoi alleati e non meritava quel trattamento poliziesco ridicolo. Eppure il ridicolo sembra abbia colpito anche altri attori presenti sulla scena del crimine, che non si sono risparmiati un atto esibizionista e incivile come quello di sdraiarsi per terra, a difesa della legge minacciata da una mezz’ora di ritardo; forse, per i due candidati del Pd-Bonino, i carabinieri e tutto l’apparato giudiziario presente non era sufficiente a tenere a bada il nemico.
I delegati radicali avrebbero meritato giusto qualche fischio per la loro poca dignitosa performance (continua…)
Mancano pochissime settimane al prossimo giudizio universale o regionale che dir si voglia, un giudizio che pareva scontato, fino a una manciata di giorni fa. Nonostante il gatto nero aggrappato alle zone piu’ sensibili delle carni del centrodestra, impersonato dall’implacabile fustigatore Gianfranco Fini, i sondaggi davano una forte affermazione del Pdl con la conquista di nuove regioni oggi in mano al Pd.
Poi, come in ogni lunghissima vigilia elettorale che si rispetti, i magistrati del “questa e’ casa mia e qui comando io, guai a chi ci toglie mezzo privilegio!” sono scesi nell’agone elettorale e, a forza di intercettazioni e apocalittici verbali, hanno diffuso disgusto e diffidenza tra i simpatizzanti del centrodestra.
Per fortuna anche questa onda anomala giudiziaria, come tante altre volte, si e’ ritirata senza lasciare troppe tracce e il bersaglio Bertolaso, colpito per colpire Berlusconi, sta recuperando, passando di tv in tv, il suo smalto di lavoratore indefesso per il bene delle vittime di ogni calamita’ naturale.
Ora si riparte, tutti uniti e pancia in sotto, ordina il premier, almeno uniti fino al 28 marzo, poi si vedra’ come affrontare i problemi interni alla coalizione.
Questo si chiama opportunismo politico e buonsenso da leader responsabile. Pero’, incredibile ma vero, il gatto nero non solo non ha mollato la presa ma si e’ ancor piu’ abbarbicato alle parti molli del Pdl, affondandovi le unghie e i denti con maggiore decisione.
Per favore, qualcuno dica che non e’ vero niente, che non esiste nessuna accellerazione dell’attivismo egocentrico del co-fondatore del Popolo della liberta’.
Qualcuno spieghi, oltre al volenteroso Bocchino, che Fini non e’ un irresponsabile planetario e tutto quello che si dice sulle sue mosse anti-berlusconiane, operate nel momento piu’ delicato per qualunque forza impegnata in campagna elettorale, sono una invenzione di Paola Di Caro e di tutti i retroscenisti par suo.
Se Fini incontra Pisanu, Casini e D’Alema dite che sta solo organizzando una battuta di caccia subacquea, perche’ di progetti disfattisti non ne ha e che, seppure ne avesse, li trattera’, fosse pure con Di Pietro in persona, in aprile pero’, dopo le regionali.
Ascolta le ultime evoluzioni finiane lette da Bordin
Podcast: Play in new window | Download









